Chi sono io?

Beh, devo ammettere che è una bella domanda con cui aprire un blog di questo tipo, non credete? Descrivermi ad un mucchio di estranei quando non so nemmeno farlo con me stessa… interessante. Potrei inventarmi qualcosa, oppure potrei partire dalle basi: sapete, capelli biondi, occhi grigi; quelle cose lì. Mi è capitata la stessa cosa questa mattina, quando ho dovuto inviare un messaggio di presentazione al mio futuro coinquilino: me ne stavo lì a fissare lo schermo con la testa piena di domande assurde della serie “E adesso? Cosa gli dico? O meglio, cosa NON gli dico? Insomma, mica posso stringergli la mano ed avvisarlo che sono una specie di pazza psicopatica con qualche piccola fissazione sul cibo e degli sbalzi d’umore alla Dr. Jeckyll e Mr. Hyde, però allo stesso tempo non posso nemmeno sottoporlo alla tragica tortura della mia presenza senza avergli dato nemmeno un’avvisaglia del disastro umano che sta per occupargli la casa, decisamente no.”
E così non gli ho scritto. Ho chiuso Whatsapp ed ho nascosto il telefono nella borsa alla velocità della luce quasi come se quel povero ragazzo avesse, in qualche modo, captato la mia intenzione di contattarlo e soprattutto come se avesse potuto magicamente sentire tutte le discussioni che ho avuto con il mio cervello in quel breve lasso di tempo.

E ora ditemi la verità, la pura e sincera verità: quante volte vi siete trovati nella mia stessa situazione? Quante volte vi è capitato di ritrovarvi faccia a faccia con voi stessi in un momento così inaspettato da lasciarvi spiazzati per il vuoto che vi siete trovati davanti?

A me spesso, negli ultimi due anni.

Una ragazza adolescente, nel così detto fiore degli anni, che non ha idea di cosa ci sia in se’ stessa oltre che il proprio nome. Eppure vi giuro che mi sono sforzata: volevo davvero fare una buona impressione, volevo davvero dirgli qualcosa di me che avrebbe potuto per lo meno suscitare la sua curiosità, ma non mi è uscito nulla, neanche il coraggio di dire un semplice “ciao”.
Certo, se proprio volessi salvarmi la faccia potrei dire che forse ha contribuito un po’  il fatto che si trattasse di un perfetto sconosciuto, ma io so benissimo che non è così, e lo sapete anche voi.
Il fatto è che per troppo tempo ho vissuto negando me stessa, le mie passioni, le mie pulsioni e i miei istinti per inseguire un qualcosa che, poco a poco, ha finito per annientarmi completamente riducendomi ad un mucchio di sporchi numeri.
Beh, con quelli sì che saprei descrivermi: so quanti anni ho, so qual è la mia media a scuola, so quanto sono alta, quanto peso, quanto ho pesato, quanto non voglio più pesare, quanto vorrei pesare, quando penso di potermi permettere di pesare, quanto dovrei pesare per non farmi giudicare dalle persone che mi circondano, quanto avrei bisogno di pesare per riavere il ciclo mestruale e ritornare finalmente una donna, questi numeri ve li saprei dare tutti con una precisione quasi accademica, ma il problema è che a nessuno importa. Il problema è che i numeri non sono niente, sono delle semplici entità che ci siamo inventati per dare un ordine al mondo fuori di noi, ma adesso sembrano essere diventati l’essenza stessa della vita umana: se prendi 10 a scuola sei bravo e meriti di avere un futuro, se prendi 5 sei una mezza calzetta e sei fortunato se arrivi a fare il lavapiatti; se studi 300 pagine in un giorno sei colto, diligente, il tuo impegno verrà sicuramente premiato, mentre se ne studi 50 non ti sei applicato abbastanza e dovresti fare di più; se sei una taglia 38 sei perfetta, sei la donna che tutti desiderano, hai libero accesso al mondo dello spettacolo e dei soldi facili, ma se sei una 42 sei una che si è lasciata andare, che non ha né rispetto né cura per se’ stessa, e purtroppo la lista continua.

Anche io sono vittima di questa lista, lo sono sempre stata e forse sempre lo sarò, ma c’è qualcosa in me che potrebbe fare la differenza: io non voglio più farmi definire da un numero, qualsiasi esso sia. Io non voglio più mascherare il mio valore come essere umano, non voglio più sacrificarmi per entrare negli standard costruiti da un mondo malato e ingiusto. Io voglio fare la differenza, io voglio staccarmi da tutto questo, e voglio che tutte le persone come me condividano il mio stesso desiderio. Voglio che ci venga data la possibilità di approfondire le nostre passioni, di scoprire le nostre debolezze, i nostri punti di forza e tutte le sfaccettature del nostro carattere, e per fare tutto questo non occorre nessun numero, nessun sistema di misurazione, niente. Solo l’amore, la passione, l’istinto.

E quindi ecco chi sono io: una vittima, sì, può esssere, ma una vittima che vuole finalmente ribellarsi e reclamare il proprio posto nel mondo.

Chi si unisce alla mia battaglia?

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